Punti di vista Index Exchange

This Woman’s Work: Corinne Mrejen, Gruppo Les Echos – Le Parisien

In Index Exchange, siamo costantemente ispirati da quelle donne capaci di aprire la strada nel campo della tecnologia, che è in continua evoluzione, ancor più in Europa. Benvenuti in This Woman’s Work, una serie mensile che racconta di come le donne stanno avanzando nel settore della tecnologia, e stanno crescendo sia a livello professionale che personale.

Questo mese abbiamo parlato con Corinne Mrejen, direttore generale, Gruppo Les Echos – Le Parisien

Cosa può dirci di più su Les Échos-Le Parisien?

Il gruppo editoriale Les Échos-Le Parisien è la divisione media del gruppo LVMH. È il primo gruppo di quotidiani nazionali francesi, a cui appartengono le due grandi testate Les Échos e Le Parisien, che in sostanza rappresentano il polso della società con 25 milioni di lettori francesi ogni mese, due terzi dei quali si avvalgono di dispositivi digitali.  

Attualmente il gruppo sta lavorando attivamente allo sviluppo di una strategia di diversificazione, basata sui propri marchi attuali e sulla loro estensione (eventi, pubblicazioni, annunci legali e giudiziari) e si posiziona per acquisire nuove tipologie di utilizzo, media e formati (podcast, video, ecc.).

Quando è entrata in azienda?

Faccio parte della direzione pubblicitaria da settembre 2016, per operare la fusione dei consigli di amministrazione di Les Echos e Le Parisien, a seguito dell’acquisizione di Le Parisien da parte di LVMH.

In cosa consiste il suo ruolo di Direttrice Generale?

L’anno scorso Pierre Louette mi ha affidato l’istituzione del polo denominato Les Echos – Le Parisien Partenaires, relativo alle attività di monetizzazione e ai nuovi ambiti di crescita.

Questa divisione ambisce a offrire alle aziende partnership durature e strutturate, attraverso media, contenuti ed eventi, ovviamente nel rispetto della totale indipendenza delle rispettive redazioni.

Quali sono le sfide più importanti?

La sfida principale è trasformare un business consolidato e prepararlo per il futuro.

L’azienda, e del resto l’intero settore, sta affrontando un periodo di transizione. Il nostro compito è rimanere in ascolto, valutare e rassicurare, ma anche restare vicini alle parti interessate e proiettarci nel futuro.

Per quanto riguarda il suo background, ha sempre lavorato per gli editori di media?

Il mio percorso? Da un’agenzia a un inserzionista, quindi a una società di media. Ho iniziato in Ogilvy e poi sono entrata nel gruppo SFR – Cegetel (gruppo di telecomunicazioni) come Media Director, quindi nuovamente in agenzia alla guida di Publicis Groupe Média.

Nel 2008 ho assunto la direzione di Groupe Figaro e nel 2011 sono stata nominata Presidente di M Publicité (gruppo Le Monde). Infine, sono entrata a far parte del gruppo Les Échos-Le Parisien.

Lei ha tenuto conferenze in diverse scuole. Quanto è importante, per lei, condividere conoscenze ed esperienze? Come si traduce nel suo lavoro attuale?

Per me, trasmettere esperienze e conoscenze è fondamentale, così come è importante rimanere in ascolto, disponibile a ricevere e ad apprendere. 

Ho tre figli già grandi, e ritengo che la condivisione non implichi imporre loro una forma, ma piuttosto condividere valori, cultura ed esperienze. In poche parole: aprirli al mondo, renderli curiosi e stimolare un interesse verso il diverso. Di contro, lo scambio è reciproco, anche loro hanno molto da insegnare.

Sono le giovani generazioni che ci hanno reso consapevoli dell’urgenza delle questioni ambientali e della necessità di agire per garantire un futuro sostenibile. 

Questo è lo spirito che anima i miei interventi nelle scuole, e che cerco di applicare nel quotidiano. Con i miei team di lavoro, lo scambio di conoscenza è reciproco. Lascio ai miei collaboratori ampio margine di autonomia e sono molto aperta a nuove idee e progetti che possono farci evolvere e avanzare. Il mio ruolo è gestire, sostenere e creare le condizioni per la buona riuscita dei progetti.

Quale consiglio le sarebbe piaciuto ricevere all’inizio della sua carriera?

Essere più audace! Come afferma la cantante francese Véronique Sanson: “chi non è disposto a provare, commette un solo errore.”

Il settore della pubblicità digitale è noto per essere molto “maschile”. Secondo lei, cosa si potrebbe fare per aumentare la diversità e la parità?

Per quel che concerne la parità, sono a favore di una politica che prema in modo attivo verso il riequilibrio.

Fortunatamente questa tendenza è già in atto, soprattutto grazie all’impulso di donne che operano attivamente nelle grandi aziende, ad esempio Maud Bailly (CDO di Accor) o Lubomira Rochet (CDO di L’Oréal)…

Quali donne l’hanno ispirata o sono tuttora fonte di ispirazione?

Simone Veil ed Elisabeth Badinter, per il coraggio che hanno in termini di impegno e difesa delle loro convinzioni. E poi Françoise Giroud, per essersi imposta in un universo giornalistico all’epoca in cui il settore era interamente maschile. Ammiro molto anche Laurence Bloch, più vicina a noi, per aver trasformato France Inter.

Se dovessi aggiungerne altre due, direi Nicole Notat, una delle prime donne a difendere l’idea che l’azienda debba dare un contributo alla società, e Isabelle Kocker, tra le prime a guidare un gruppo del CAC 40 e che pone l’ambiente al centro del progetto Engie.

Se dovesse riassumere il settore pubblicitario in una parola, quale sarebbe?

Sceglierei “cardine”, per due motivi: innanzitutto perché noi, i media, fungiamo da elemento cardine tra i brand e il pubblico; e poi perché questo settore ora si trova in un momento di svolta, in termini di rinnovamento dei modelli.

Fuori dall’ufficio, cosa le piace fare? Qual è il suo posto preferito, a Parigi?

Leggere la stampa, tutta! Mi piace leggere su carta, ma anche sul telefono (di cui non faccio mai a meno).

Più in generale, mi piace andare al cinema, in libreria, visitare mostre… ma solo dopo aver sorseggiato un tè verde al Village Saint-Paul!

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