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Cinque falsi miti sul people-based marketing

Per anni i cookie di terze parti hanno consentito di tracciare i comportamenti dei consumatori, dalle visite sui siti web all’analisi dei clic, per offrire agli utenti annunci più pertinenti. Tuttavia, entro il 2022, il modo in cui usiamo e tracciamo i comportamenti digitali cambierà drasticamente. All’inizio di quest’anno, Google ha annunciato che procederà all’eliminazione graduale dei cookie di terze parti su Chrome. Quali effetti avrà sul settore degli annunci digitali?

In questa sede chiariremo meglio le conseguenze provocate dalla fine dei cookie di terze parti e gli effetti positivi del people-based marketing sul settore della pubblicità digitale.

Primo mito: l’eliminazione dei cookie di terze parti è stata una decisione affrettata e fortuita

La fine dei cookie di terze parti si ipotizzava già a metà del 2010, sulla base delle opinioni relative alla loro irregolarità e invasività. Non sorprende quindi, date le crescenti preoccupazioni in materia di privacy dei consumatori, che dalle parole si sia passati ai fatti.

In definitiva, il passaggio a un people-based marketing, ossia un’esperienza individualizzata mediante un unico ID su più dispositivi e/o canali, porterà il settore verso un atteggiamento incentrato sull’utente in termini di scelta, trasparenza, privacy e controllo. La migliore soluzione possibile potrà realizzarsi solo in virtù di una collaborazione tra editori, acquirenti e provider tecnologici, finalizzata a creare un’indirizzabilità più efficiente e orientata all’utente.

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